In Italia gli oggetti connessi a Internet hanno superato i 175 milioni, circa tre per ogni abitante, secondo l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano. Non parliamo più soltanto di computer e smartphone: nelle case sono entrati televisori intelligenti, altoparlanti vocali, termostati, telecamere di sorveglianza, robot aspirapolvere ed elettrodomestici che dialogano con il telefono. Il mercato della smart home vale ormai circa 1 miliardo di euro, in crescita dell’11% in un anno, e più di sei famiglie su dieci hanno in casa almeno un dispositivo connesso. Tutto questo traffico attraversa un’unica porta, la connessione domestica, ed è spesso lì che nascono i rallentamenti.

Quanti apparecchi convivono sotto lo stesso tetto

Il punto non è quanti dispositivi possediamo, ma quanti ne restano accesi nello stesso momento. Una sera qualsiasi può vedere un televisore che manda una serie in streaming, un figlio che gioca online, un genitore in videochiamata di lavoro, due smartphone che aggiornano applicazioni e foto sul cloud, una telecamera che carica il suo flusso e un altoparlante che diffonde musica. Ognuno di questi apparecchi chiede una fetta della stessa banda, nello stesso istante.

Con oltre 175 milioni di oggetti connessi e un mercato dell’Internet of Things che secondo il Politecnico di Milano supera i 10 miliardi di euro in crescita del 12%, la casa media è diventata una piccola rete affollata. Il collo di bottiglia raramente è il singolo dispositivo: è la somma dei consumi simultanei nelle ore di punta, di solito la sera, quando tutta la famiglia è a casa e online insieme. Alla crescita del numero di apparecchi si aggiunge quella degli usi che chiedono banda di continuo, dallo smart working alle lezioni a distanza, che hanno reso la connessione domestica un servizio essenziale più che un comfort.

Quanta banda richiede ogni attività

Tradurre gli usi in numeri aiuta a capire di quanta connessione si ha bisogno. La navigazione, la posta e i social occupano pochi megabit al secondo. Lo streaming video sale con la qualità: circa 5 Mbps per un flusso in alta definizione e tra 15 e 25 Mbps per un contenuto in 4K, da moltiplicare per ogni schermo acceso. Una videochiamata di gruppo assorbe qualche megabit, ma soprattutto in upload, la direzione di solito più debole delle linee domestiche. Il gaming online consuma poca banda, però è sensibilissimo alla stabilità: per il gioco in rete conta più il ping della velocità pura, e sotto i 50 millisecondi l’esperienza resta fluida. Pesano in salita anche i backup sul cloud e la videosorveglianza, che caricano dati di continuo, e proprio sull’upload le offerte in fibra sono di norma più generose della vecchia ADSL, un dettaglio prezioso per chi lavora da casa. Sommando gli usi di una famiglia in una serata, servono con comodità diverse decine di megabit. Stimato il proprio fabbisogno reale, il passo successivo è quello di sfruttare portali come Bollettecasa.it per mettere a confronto le offerte internet casa attualmente disponibili, analizzando aspetti fondamentali come la tecnologia, la velocità effettiva e la stabilità. È un controllo che evita sia di pagare per banda inutilizzata sia di ritrovarsi sottodimensionati quando la casa è tutta accesa.

Il vero collo di bottiglia è quasi sempre il Wi-Fi

Molti attribuiscono alla linea lentezze che nascono invece dentro casa. La velocità sottoscritta arriva al modem, ma da lì al dispositivo può perdersi per strada. I muri portanti, la distanza, le interferenze di altri apparecchi e la differenza tra le bande a 2,4 e 5 GHz riducono la portata reale: una fibra da 1 Gigabit può consegnare poche decine di megabit nella stanza più lontana. La posizione del modem conta più di quanto si creda, così come la scelta tra un singolo router e un sistema mesh, che distribuisce il segnale con più unità collegate tra loro. Incide anche lo standard del router, perché il Wi-Fi 6 gestisce molti dispositivi collegati insieme meglio delle generazioni precedenti, e nei condomini conviene spostare la rete sul canale meno congestionato da quelle dei vicini. Un modo semplice per individuare il problema è misurare la velocità prima via cavo accanto al modem e poi in Wi-Fi nella stanza dove serve: se il divario è ampio, il limite è la rete interna e non la linea. Prima di pagare per un profilo più veloce, insomma, spesso conviene spostare il modem in posizione centrale, aggiornare il firmware o collegare via cavo i dispositivi fissi come il televisore e la console.

Fibra, FWA o ADSL: perché l’indirizzo conta

L’ultimo tassello è la tecnologia disponibile a quell’indirizzo, che fissa un tetto alla velocità reale a prescindere dal profilo acquistato. La fibra fino a casa, la cosiddetta FTTH, porta la connessione ottica fin dentro l’appartamento e regge senza fatica gli usi simultanei. La soluzione mista fibra-rame, la FTTC, arriva in fibra fino all’armadio stradale e prosegue in rame, con prestazioni che calano man mano che cresce la distanza. Dove la rete fissa non arriva, la FWA via radio e l’ADSL residua restano le alternative, con limiti legati alla copertura e, nel caso del segnale radio, alla distanza dalla stazione. Nel contratto va poi cercata la velocità minima garantita, il valore sotto il quale l’operatore è inadempiente: se i test ufficiali certificati con lo strumento Ne.Me.Sys dell’AGCOM la smentiscono, si può recedere senza penali. Verificare quale tecnologia serve il proprio civico è il primo controllo da fare, ancora prima di guardare i prezzi, anche perché il progressivo spegnimento delle vecchie linee in rame sta spingendo il Paese verso la fibra. La casa iperconnessa, alla fine, non premia il numero più alto del listino, ma la connessione dimensionata sugli usi di chi la abita.

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